05/11/2009

A come Amore

Amore_Psiche.jpgAmore: sentimento intenso e totalizzante rivolto verso una persona, un oggetto, o verso un concetto, un ideale.


Oggi vorrei provare a scrivere dell'Amore: penso spesso a questo argomento e ci sono mille e più cose da dire, ma così poche parole per farlo.Si può spiegare l'Amore? Credo che la risposta sia no, l'Amore non si spiega, l'Amore non si vede; l'Amore si sente, si sfiora, si percepisce ma spesso non si identifica, si nasconde e ci sfugge nostro malgrado perchè non sappiamo riconoscerlo.


L'Amore per molti è un gioco, è leggerezza che accelera il tempo; per altri è costruzione, è impegno che riempie le ore. La prospettiva dell'Amore è così diversa da persona a persona, quanto multiforme è il suo aspetto nelle varie età della vita: i giovani si amano di un Amore totale e totalizzante, urlato e quasi sfacciato che cancella ogni altro sentimento e rende tutto il resto superfluo e poco interessante. Le persone più mature si amano di un Amore più silenzioso, fatto di piccole cose, fatto del calore del condividere gesti e parole, fatto della quotidianità bella che scalda il cuore. Io apprezzo questo tipo di Amore per carattere e per scelta.


Qual è la vostra idea dell'Amore? Mi congedo con una bella poesia di Prevert che racconta l'Amore in modo sensibile e poco scontato:

 

Questo amore

Questo amore
Così violento
Così fragile
Così tenero
Così disperato
Questo amore
Bello come il giorno
E cattivo come il tempo
Quando il tempo è cattivo
Questo amore così vero
Questo amore così bello
Così felice
Così gaio
E così beffardo
Tremante di paura come un bambino al buio
E così sicuro di sé
Come un uomo tranquillo nel cuore della notte
Questo amore che impauriva gli altri
Che li faceva parlare
Che li faceva impallidire
Questo amore spiato
Perchè noi lo spiavamo
Perseguitato ferito calpestato ucciso
negato dimenticato
Perchè noi l'abbiamo perseguitato ferito
calpestato ucciso negato
dimenticato
Questo amore tutto intero
Ancora così vivo
E tutto soleggiato
E' tuo
E' mio
E' stato quel che è stato
Questa cosa sempre nuova
E che non è mai cambiata
Vera come una pianta
Tremante come un uccello
Calda e viva come l'estate
Noi possiamo tutti e due
Andare e ritornare
Noi possiamo dimenticare
E quindi riaddormentarci
Risvegliarsi soffrire invecchiare
Addormentarci ancora
Sognare la morte
Svegliarci sorridere e ridere
E ringiovanire
Il nostro amore è là
Testardo come un asino
Vivo come il desiderio
Crudele come la memoria
Sciocco come i rimpianti
Tenero come il ricordo
Freddo come il marmo
Bello come il giorno
Fragile come un bambino
Ci guarda sorridendo
E ci parla senza dir nulla
E io tremante l'ascolto
E grido
Grido per te
Grido per me
Ti supplico
Per te per me e per tutti coloro che si amano
E che si sono amati
Sì io gli grido
Per te per me per tutti gli altri
Che non conoscono
Fermati là
Là dove sei
Là dove sei stato altre volte
Fermati
Non muoverti
Non andartene
Noi che siamo amati
Noi ti abbiamo dimenticato
Tu non dimenticarci
Non avevamo che te sulla terra
Non lasciraci diventare gelidi
Anche se molto lontano sempre
E non importa dove
Dacci un segno di vita
Molto più tardi ai margini di un bosco
Nella foresta della memoria
Alzati subito
Tendici la mano
E salvaci.

Jacques Prevert

30/10/2009

S come Scelte

scelta.jpg

Scelta: processo mentale di pensiero implicato nel giudizio del valore di diverse opzioni a disposizione che si conclude con la selezione di una di esse ai fini della conseguente azione


Søren Kierkegaard sosteneva che la vita dell'uomo è fondata sulla scelta, sulla decisione tra possibilità diverse. Le possibilità caratterizzano l'esistenza dellae persone e questo, credo, sia più che evidente.Rifletto spesso sulle scelte, su quelle che potrei fare e su quelle che "dovrei" fare ed ogni volta mi appare chiaro come questo sia un pensiero spesso sterile che di per sé non conduce a nulla, ma come sia comunque profondamente radicato nella natura umana.


Di scelte, in effetti, se ne incontrano tutti i giorni: molte sono di poco conto, fanno parte del quotidiano, le chiamiamo “routine” e quasi non ci accorgiamo di compierle; molte altre, invece, spingono a riflettere, richiedono sforzo, fanno persino paura perché rappresentano la deviazione dalla normalità delle nostre vite.


In questo ultimo anno, ho fatto diverse scelte, alcune delle quali fanno parte della categoria delle famose “cose che non ti aspetti”, altre sono state più facili, semplicemente perché il loro effetto tarderà ad arrivare, ma la loro realizzazione fa parte della vita di ogni giorno, perciò avrò il tempo di sperimentarle come piacevoli abitudini.


Paolo Giordano, ne "La solitudine dei numeri primi", parla, però, anche del "peso delle conseguenze": Alice, la protagonista del romanzo, ne è spesso schiacciata, se ne sente soffocare, quasi come se ogni azione, ogni decisione, anche la più banale, potesse precipitare nell'abisso dell'imprevisto. E così lei tentenna, azzarda, fa un passo avanti e cento indietro, in un gioco di misure (la distanza tra due corpi, la lunghezza di una strada,la durata di un bacio) che finisce per essere, paradossalmente senza misura, squilibrato e pericoloso.


Questo, a seconda della prospettiva che si ha della vita, è il pregio ed anche il più grande peso di alcune scelte: non sappiamo come andrà a finire se non tra molto tempo; questo ci permette di dimenticarci per un po’ della decisione presa, ma a volte ci regala anticipazioni mentali di ciò che potrebbe accadere non sempre facili da sostenere.Ad alcuni piace la trepidazione che l'attesa regala, altri la vivono come una condizione insopportabile, altri ancora non se ne curano, perchè "è normale che sia così".


La doppia natura delle scelte consiste in parte proprio in questo: se può creare imbarazzo o persino timore decidere per via delle conseguenze, può anche essere impossibile scegliere per la naturale percezione delle possibilità che inevitabilmente si scartano.Chi sceglie, per definizione, preferisce una cosa all'altra e, in ogni binomio, uno dei due elementi finisce per essere scartato; ed, a volte, ciò che si tralascia, è perduto per sempre.


Ci si potrebbe chiedere allora se fa più paura imboccare decisi una via o continuare a vagliare le numerose strade possibili col pensiero di imboccare quella sbagliata. Io francamente penso che valgano un po’ entrambe le cose, è questione di punti di vista. Fortunatamente, poiché non credo particolarmente ai giochi del destino (anche se riconosco la sua funzione consolatoria) cerco di fare comunque del mio meglio, poiché l’impegno, nel mare magnum delle possibilità, è l’unica variabile sulla quale posso sperare di decidere.



A volte è difficile fare la scelta giusta perché o sei roso dai morsi della coscienza o da quelli della fame.


Totò

13/10/2009

T come Tempo

timeonthewoteradobemv9.jpg

Tempo: concetto fisico utilizzato per stabilire la contemporaneità o l’ordine di una serie di eventi.



Non è semplice discutere su cosa sia il Tempo, da dove venga e soprattutto in quale direzione stia andando.Sembra che neppure la scienza abbia tutte le risposte in merito.

Ci si potrebbe chiedere se il Tempo sia sempre esistito, ancor prima della civiltà, prima dell'uomo stesso.Molti sostengono che esista un Tempo oggettivo, universalmente valido e misurabile, la cui eternità è indiscutibile. Altri si soffermano su una concezione del Tempo più soggettiva, legata alle nostre percezioni, al flusso della nostra coscienza. Quest'ultima, anche se non sempre condivisibile, a mio avviso è la concezione del Tempo più facilmente comprensibile.

Normalmente chiunque può fare esperienza del proprio tempo, della sensazione che esso scorra velocemente o lentamente a seconda delle situazioni e degli stati d'animo; l'obiezione è però che questo tempo non è pienamente identificabile, non con i mezzi che la scienza ci fornisce.

Non si può dunque discutere del Tempo? Bè io sono dell'idea che il Tempo, così come noi lo conosciamo, sia un'umana costruzione, basata sull'osservazione di fenomeni naturali, come la rotazione terrestre. Se la terra non ruotasse, se paradossalmente non ci fossero il giorno e la notte, ci sarebbe ancora il Tempo che passa o forse resteremmo imprigionati in un eterno presente?

Sono piuttosto d'accordo con Wittgenstein quando afferma: "il mondo è tutto ciò che accade.Il mondo è la totalità dei fatti,non delle cose". Credo sia il cambiamento a dare al Tempo la sua dimensione: esso ci appare scorrere come l'acqua di un fiume o, se preferite, lungo una rettache si prolunga all'infinito. Il mondo è ciò che è perchè frutto di un processo continuo: che si tratti di ditruzione o rinnovamento, il mutare delle cose ci comunica l'andar del Tempo.

I nostri stessi ricordi sono concatenati secondo un ordine progressivo che parte dall'infanzia: la memoria, per definizione, può recuperare il passato, ma non proiettarsi nel futuro.

La fisica sembra sostenere che una tale visione del Tempo sia limitata e limitante: ci sono probabilmente molte dimensioni del Tempo e dello spazio ancora inesplorate. Resta comunque il fatto che questo Tempo, il tempo che non torna indietro, è lo schema tramite cui la nostra mente da un'ordine alla realtà e ci permette di pensarla e renderla conoscibile.

Kant sosteneva che due forme a priori (cioè esistenti al di là dell'esperienza) dell'intuizione: spazio e tempo. Ma il Tempo è fondamentale: non tutte le cose occupano uno spazi, ma di sicuro tutte sono collocabili nel tempo. Un esempio fra tutti: i nostri sentimenti.

Il Tempo dunque ci guida, ma si lascia anche guidare; la nostra immaginazione può dilatarlo o restringerlo, ancorarci al presente o proiettarci nel futuro, sfruttando il senso tipicamente umano della possibilità. A chi non è mai capitato di desideranre, anche solo una volta, che Il Tempo trascorresse più velocemente, che quel giorno o quell'ora fossero già adesso? E chi non ha mai sperato o pregato di "avere più Tempo" quando sembra che non basti per risolvere un problema? Di sicuro sarà successo anche ad ognuno di voi....

Per nessuna di queste riflessioni la fisica e la matematica sembrano aver trovato paradigmi scientifici di supporto, ma io non credo ce ne sia bisogno. La frase che chiude questo post, in fondo, ne costituisce la sintesi: il tempo umano, quello del vissuto, quello dei sogni e dei desideri che tutti conoscono e percepiscono non può essere misurato ...E forse è giusto che sia così.


Il tempo che per essenza inerisce al vissuto come tale, con i suoi modi di datità dell'adesso, del prima, del dopo, con la simultaneità e la successione modalmente determinati dai precedenti, non può essere misurato da nessuna posizione del sole, da nessun orologio, da nessun mezzo fisico: in generale, non può essere affatto misurato.


Edmund Husserl